Forum dei Beni Comuni Genova

Tre firme per …tre delibere di iniziativa popolare.

TRE DELIBERE DI INIZIATIVA POPOLARE

tre firme per

e DIRITTI, TRASPARENZA E PARTECIPAZIONE

per la definizione dei diritti dei cittadini, per la trasparenz.a degli atti amministrativi e contabili del Comune e per la regolamentazione di una reale partecipazione dei cittadini al governo della cosa pubblica, anche attraverso la quantificazione chiara delle prestazioni a cui la cittadinanza stessa ha diritto.

e SERVIZI PUBBLICI LOCALI

per contrastare la privatizzazione dei servizi pubblici locali, si impegna il Comune di Genova a non vendere nemmeno un’azione, né effettuare alcun affidamento gestionale delle società che forniscono servizi pubblici essenziali che garantiscano o contribuiscano a salvaguardare diritti fondamentali e sociali dei cittadini e della persona umana;

e SERVIZIO IDRICO INTEGRATO (SII)

per impegnare il Comune al rispetto degli esiti referendari del 2011 e alla messa in atto di quanto da essi previsto, con lo scopo finale di ripubblicizzare l’acqua che è ineludibilmente un bene comune e non una merce con cui fare profitto.

Per la prima volta a Genova i cittadini provano a partecipare ai processi decisionali del Comune, usando uno strumento introdotto nel lontano 2000.

Crediamo che sia possibile migliorare la qualità delle nostre vite se ogni cittadino dedica una parte anche piccola della sua attenzione agli affari comuni, oltre che ai propri affari privati.

Abbiamo perciò deciso di promuovere tre delibere di iniziativa popolare da presentare al Consiglio Comunale. Secondo lo Statuto del Comune esse debbono essere sottoscritte da almeno 2.000 residenti nel Comune di Genova che abbiano compiuto 16 anni.

per scaricare il testo completo della proposta delle tre delibere e la relazione d’accompagnamento in formato PDF ( clicca qui )

Per contattarci: Dino Orlandini dino.orlandini@tin.it – 3472260741

https://forumdeibenicomunigenova.wordpress.com/

https://attacgenova.wordpress.com/

Loro decidono per tutti, ma… Tre delibere di iniziativa popolare per il comune di Genova

Sindaco-e-vice

Loro decidono per tutti, ma…

Attac – Genova || Associazione Comitato Acquasola || Comitato Acqua Bene Comune – Genova || Comitato per la protezione del Bosco Pelato || Comitato contro la cementificazione di Terralba || Comitato Gestione Corretta Rifiuti –Genova || Gruppo per la riqualificazione dell’ex mercato di Corso Sardegna || Associazione Amici di Ponte Carrega || Medici per l’Ambiente Liguria || Medicina Democratica || Or.S.A Autoferro/Trasporto Pubblico Locale || CUB Trasporti-Genova || USB Genova || Gruppo lavoratori AMIU || Confederazione Cobas

Tre delibere di iniziativa popolare per il Comune di Genova

1. Diritti, trasparenza e partecipazione. Carta dei diritti civici genovesi.

La delibera impone all’amministrazione comunale di redigere un unico regolamento per incentivare la partecipazione dei cittadini.

Inoltre dovrà essere reso trasparente il rapporto tra entrate e spese, i modo che ogni cittadino possa rendersi conto dell’uso che viene fatto dei tributi incassati dal Comune. Bisognerà arrivare a una Carta dei diritti civici genovesi, in modo che ogni cittadino prima possa partecipare alla definizione degli standard, quantificati il più esattamente possibile, che il nostro Comune, se efficiente, può garantire ai residenti, sulla base di quanto riceve da essi. Poi possa controllare facilmente i risultati dell’azione amministrativa, semplicemente confrontando la propria personale esperienza con gli standard fissati.
2. Servizi pubblici locali. Autobus, ferrovia, metropolitana, ascensori, funicolari; rifiuti; acqua; gas; farmacie, bagni comunali…

La delibera proibisce all’amministrazione comunale

Di vendere anche solo un’azione di società proprie o partecipate, che forniscano servizi essenziali. Ormai sono state espletate, da parte del Comune, le pratiche necessarie alla vendita di una quota di AMIU (la SpA ora interamente di proprietà del Comune, che provvede alla raccolta e allo smaltimento dei rifiuti) a una società che sarà scelta con gara, ma che tutti sanno sarà I R E N S p A , l’undicesima finanziaria italiana per attivo o i n partecipazioni finanziarie (classifica Mediobanca). Ma il Comune ha intenzione di vendere, in tutto o in parte, anche tutte le altre.
3. Il Servizio Idrico Integrato (SII)

La delibera impone

All’amministrazione comunale, di proporre nelle sedi idonee e (l’assemblea dei sindaci dell’Ambito Territoriale Ottimale, che coincide con la Provincia/Città Metropolitana di Genova), di avviare un percorso che porterebbe alla ripubblicizzazione del SII genovese.

I genovesi pagano molto cara la privatizzazione del loro Servizio idrico. La società che lo gestisce, Mediterranea delle Acque (gruppo IREN) in soli 3 anni, dal 2012 al 2014, ha realizzato utili netti per 76,7 milioni di euro, quasi interamente distribuiti come dividendi agli azionisti, che sono andati in grande maggioranza a società finanziarie (banche, fondi di investimento…).

Questo avviene essendo vigente il referendum del 2011, che secondo la Corte Costituzionale ha abolito il profitto dalla gestione dell’acqua. Finora il Comune ha tutelato gli interessi di Iren, ora deve voltare pagina. Un controllo rigoroso sui lavori effettuati da Iren impedirebbe profitti ingiustificati a danno di utenti indifesi.

Perché le tre delibere

Il sistema politico liberal democratico non tutela l’interesse generale, tutela l’interesse di speculatori e parassiti

Il sistema politico liberal democratico a suffragio universale è stato una grande conquista democratica. Ma oggi non è più sufficiente. Esso affida tutte le prerogative della sovranità a rappresentanti che ricevono una delega incondizionata e irrevocabile. Così i sovrani (i cittadini) si spogliano di ogni potere, mentre coloro che in teoria dovrebbero servirli, diventano rapidamente i padroni, esercitano le loro prerogative arbitrariamente, usano la loro posizione per attribuire a sé stessi privilegi intollerabili, si uniscono ai poteri economici per arricchirsi, garantendo loro l’appoggio politico di cui hanno bisogno. Il ceto politico inoltre sempre più diventa una potenza economica in proprio. Non è un mistero che certi partiti detengono di fatto banche, assicurazioni, gruppi industriali, catene di supermercati, società di import-export, agenzie turistiche ecc. ecc.

Le stesse privatizzazioni sono servite, e servono tuttora, a trasferire parti del patrimonio pubblico in mani fintamente private, che così possono giocarsi questi cespiti al di fuori di ogni controllo, come una qualunque proprietà privata.

Le nostre esperienze

Nella nostra città gli esempi sono innumerevoli, i promotori delle delibere hanno dovuto condurre dure battaglie per difendere i beni pubblici, trovando sempre i pubblici poteri, eletti da noi cittadini, dalla parte sbagliata della barricata.

Solo il popolo può cambiare questa situazione

Abbiamo maturato la convinzione che le cose andranno sempre peggio, se il popolo che vive e lavora onestamente, non si organizza per esercitare un controllo attento e severo sui suoi “rappresentanti” (oggi suoi padroni).

Inoltre occorre un cambiamento profondo della funzione rappresentativa. Bisogna abolire tutti i privilegi di cui oggi godono gli eletti, stabilire vincoli di mandato, rendere l’incarico revocabile da parte degli elettori, stabilire limiti rigorosi, senza eccezioni, al numero dei mandati.

Ma i rappresentanti eletti non introdurranno mai i cambiamenti necessari. Le “riforme” che sono capaci di fare o sono rivolte contro il popolo, oppure non ntaccano il loro potere e i loro privilegi.

Dobbiamo riappropriarci della democrazia, ma anche della dimensione sociale e comunitaria della vita. Nessuno deve restare solo!

Occorre un profondo cambiamento nel popolo. Un cambiamento culturale, di mentalità, di abitudini. Non dobbiamo dipendere dalle informazioni e dalle idee fintamente sagge e autorevoli che vengono dai media. Il popolo deve organizzarsi, nessuno deve restare solo, perché la solitudine ci mette tutti nelle mani della peggiocrazia dominante.

Dobbiamo riappropriarci delle istituzioni democratiche, conoscerle, imparare a usarle. Esse debbono essere al servizio del popolo, ma nessuno strumento può svolgere la sua funzione se chi dovrebbe usarlo lo ignora completamente.

per scaricare il testo completo della proposta delle tre delibere e la relazione d’accompagnamento in formato PDF ( clicca qui )

Perciò…ricominciamo da tre! info: dino.orlandini@tin.it – 3472260741

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Ci siamo anche noi!

ELENCO DATE ORARI E LUOGHI DEI BANCHETTI PER LA RACCOLTA DELLE FIRME PER LE 3 DELIBERE COMUNALI D’INIZIATIVA POPOLARE

ELENCO DATE ORARI E LUOGHI DEI BANCHETTI PER LA RACCOLTA DELLE FIRME PER LE 3 DELIBERE COMUNALI D’INIZIATIVA POPOLARE

 

  • 18.02.2016 ore 15,00-19,30 via San Vincenzo angolo via Colombo.
  • 20.02.2016 ore 08,00-13,30 via Torti angolo Piazza Terralba.
  • 25.02.2016 ore 15,00-19,30 via San Vincenzo angolo via Colombo.
  • 03.03.2016 ore 15,00-19,30 via San Vincenzo angolo via Colombo.
  • 05.03.2016 ore 08,00-13,30 Corso De Stefanis altezza civico nr. 5.
  • 05.03.2016 ore 09,00-13,00 Piazza Di Negro.
  • 10.03.2016 ore 15,00-19,30 via San Vincenzo angolo via Colombo.
  • 12.03.2016 ore 08,00-13,30 via Albero d’Oro.
  • 17.03.2016 ore 15,00-19,30 via San Vincenzo angolo via Colombo
  • 19.03.2016 ore 08,00-13,30 via Albero d’Oro.
  • 24-03.2016 ore 15,00-19,30 via San Vincenzo angolo via Colombo.
  • 26.03.2016 ore 08,00-13,30 Corso De Stefanis altezza civico nr. 5.
  • 26.03.2016 ore 09,00-13,00 Piazza Di Negro.
  • 03.2016 ore 15,00-19,30 via San Vincenzo angolo via Colombo.

Incontro pubblico di presentazione: “proposta di tre delibere di iniziativa popolare”

I cittadini riuniti nelle associazioni:
Attac Genova – Comitato Gestione Corretta Rifiuti – Genova, Comitato Acqua Bene Comune Genova – Comitato Protezione Bosco Pelato – Comitato Contro la Cementificazione di Terralba – Medici per l’Ambiente Liguria – Associazione Amici di Pontecarrega – Associazione Comitato Acquasola – Gruppo per la Riqualificazione dell’ex Mercato di Corso Sardegna…

 

PROPOSTA DI TRE DELIBERE DI INIZIATIVA POPOLARE

L’alleanza Comuni-cittadini per migliorare la vita nei Quartieri

I Genovesi tutti sono invitati a partecipare all’incontro pubblico di presentazione :

Sabato 6 Febbraio 2016 dalle 15,30 alle 18,00 presso il circolo Zenzero – via Torti 35

TRE FIRME PER:

DIRITTI, TRASPARENZA E PARTECIPAZIONE

per la definizione dei diritti dei cittadini, per la trasparenza degli atti amministrativi e contabili del Comune e per la regolamentazione di una reale partecipazione dei cittadini al governo della cosa pubblica, anche attraverso la quantificazione chiara delle prestazioni a cui la cittadinanza stessa ha diritto.

SERVIZI PUBBLICI LOCALI

per contrastare la privatizzazione dei servizi pubblici locali, si impegna il Comune di Genova non vendere nemmeno un’azione, né effettuare alcun affidamento gestionale delle società che gestiscono servizi pubblici essenziali che garantiscano o contribuiscano a garantire diritti fondamentali e sociali dei cittadini e della persona umana.

SERVIZIO IDRICO INTEGRATO (SII)

per impegnare il Comune al rispetto degli esiti referendari del 2011 e alla messa in atto di quanto da essi previsto, con lo scopo finale di ripubblicizzare l’acqua che è ineludibilmente un bene comune e non una merce con cui fare profitto.

Per la prima volta a Genova i cittadini provano a partecipare ai processi decisionali del Comune, usando uno strumento introdotto nel lontano 2000.

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per scaricare la proposta delle tre delibere e la relazione d’accompagnamento in formato PDF ( clicca qui )

Crediamo che sia possibile migliorare la qualità delle nostre vite se ogni cittadino dedica una parte anche piccola della sua attenzione agli affari comuni, oltre che ai propri affari privati.

Abbiamo perciò deciso di promuovere tre delibere di iniziativa popolare da presentare al Consiglio Comunale. Secondo lo Statuto del Comune esse debbono essere sottoscritte da almeno 2.000 residenti nel Comune di Genova che abbiano compiuto 16 anni.

Il modello Hera e Acea verso la privatizzazione

Ci siamo. E’ ini­ziato un nuovo e forte ciclo di pri­va­tiz­za­zione e finan­zia­riz­za­zione dei ser­vizi pub­blici locali, con cui si intende dare il colpo mor­tale all’esito refe­ren­da­rio del giu­gno 2011 per la loro ripub­bli­ciz­za­zione.
Punte di dia­mante di que­sta ope­ra­zioni sono due grandi mul­tiu­ti­li­ties, Hera e Acea, in una mira­bile sin­to­nia tra le scelte del governo Renzi e gli orien­ta­menti della grande mag­gio­ranza delle ammi­ni­stra­zioni locali incen­trate sul Pd.
Per quanto riguarda Hera, nei giorni scorsi e con l’intenzione di pro­ce­dere entro la fine di que­sto mese, con il piè veloce che sem­bra essere la cifra di que­sta sta­gione con­tro­ri­for­ma­trice, il sin­daco di Bolo­gna, assieme agli altri enti locali, in pri­mis emi­liani, dove è pre­sente Hera, ha annun­ciato l’intenzione di far scen­dere la quota di pro­prietà pub­blica dall’attuale 57% al 38%, arri­vando così per la prima volta sotto la mag­gio­ranza asso­luta, da sem­pre pro­pa­gan­data come ele­mento di garan­zia per il con­trollo pub­blico dell’azienda.

Acea, dal suo canto, sta lavo­rando per un rias­setto socie­ta­rio in base al quale la sua espan­sione in Toscana e parte della Cam­pa­nia si por­te­rebbe die­tro l’entrata in Borsa del ser­vi­zio idrico di que­ste regioni. Anche gra­zie all’ “infa­ti­ca­bile” opera di Cassa Depo­siti e Pre­stiti e del suo pre­si­dente Bas­sa­nini, che ha messo a dispo­si­zione 500 milioni di euro allo scopo, il movi­mento di Hera e di Acea sono sem­pli­ce­mente le mosse di aper­tura di un grande pro­cesso, al cui ter­mine le grandi mul­tiu­ti­li­ties quo­tate in Borsa gesti­ranno l’insieme dei ser­vizi pub­blici locali in tutto il Paese. Iren in Pie­monte, Ligu­ria e l’Emilia orien­tale, A2a in Lom­bar­dia, Hera nella restante parte dell’Emilia e nel Tri­ve­neto, Acea in Lazio, Umbria, Toscana e parte della Cam­pa­nia saranno i grandi players che si spar­ti­ranno un grande mer­cato total­mente pri­va­tiz­zato, con­tando sulla ren­dita di tariffe che aumen­tano sem­pre più e che garan­ti­scono ampi e certi mar­gini di pro­fitto. Il Mez­zo­giorno, poi, in que­sto qua­dro, con­ferma di essere lon­tano dai pen­sieri del ciclo ren­ziano di “moder­niz­za­zione”, desti­nato a divi­dersi tra l’influenza dell’Acquedotto Pugliese, magari da pri­va­tiz­zare nel 2018, e la riaf­fer­ma­zione del ruolo della cri­mi­na­lità orga­niz­zata e il suo intrec­cio con la poli­tica, come molti fatti recenti hanno fatto riemergere.

Si svende il patri­mo­nio pub­blico per far cassa, in un’ottica tutta incen­trata sul pro­fitto a breve, seguendo uno dei pila­stri del capi­ta­li­smo finan­zia­rio, e con­trad­di­cendo in radice l’idea di pre­ser­varli per le gene­ra­zioni future. Ancora, li si con­se­gna al pri­mato della finanza e della Borsa e all’ “eco­no­mia del debito”: basta guar­dare Hera — che peral­tro non è nean­che l’esempio più nega­tivo tra le mul­tiu­ti­li­ties quo­tate in Borsa– per rea­liz­zare che la vera varia­bile indi­pen­dente e la sua voca­zione di fondo è quella di distri­buire divi­denti ai soci, sem­pre più pri­vati, fis­sati da un bel po’ di anni in qua, in 9 cen­te­simi per azione, pari a più di 100 milioni di euro all’anno.
Poco importa se que­sto si tra­duce in un calo for­tis­simo degli inve­sti­menti – dal 16,1% sui ricavi nel 2002 al 5,6% sui ricavi stessi nel 2013, 2/3 in meno– e, soprat­tutto, in un incre­mento dell’indebitamento ad un livello di guar­dia, salito dall’ 1,3% sul mar­gine ope­ra­tivo lordo nel 2002 al 3,1% 2013.

Non c’è biso­gno di dire che il movi­mento dell’acqua si sta mobi­li­tando a par­tire dalle regioni dove sono inse­diate Hera e Acea. Per quanto mi riguarda, poi, non è pos­si­bile sepa­rare que­sta neces­sa­ria fase di ini­zia­tiva del movi­mento per l’acqua dalla rifles­sione che sta alla base dell’idea della costru­zione di una nuova coa­li­zione sociale lan­ciata dalla Fiom, e cioè dalla con­sa­pe­vo­lezza che, nell’era del ren­zi­smo deci­sio­ni­sta, anche se non in con­di­zione di risol­vere i pro­blemi della Grande crisi, “nes­suno si salva da solo” e che occorre, invece, pen­sare, nell’autonomia di cia­scuno, di con­net­tere le lotte e le ini­zia­tive con­tro lo sman­tel­la­mento dei diritti del lavoro, la totale pri­va­tiz­za­zione del ruolo pub­blico, lo stra­vol­gi­mento del wel­fare, a par­tire dalla scuola. In que­sto senso, la deci­sione della Cgil dell’Emilia-Romagna di pro­cla­mare lo scio­pero dei lavo­ra­tori di Hera con­tro la sua defi­ni­tiva pri­va­tiz­za­zione è un segnale impor­tante, anche se non riso­lu­tivo delle ambi­guità che la stessa Cgil, a par­tire dal livello nazio­nale, con­ti­nua a man­te­nere sia sul tema delle pri­va­tiz­za­zione dei ser­vizi pub­blici, sia, ancor più, su quello della coa­li­zione sociale. Che è bene che, invece, si con­so­lidi, inizi a indi­care gli obiet­tivi e i ter­reni su cui può strut­tu­rarsi, anche nella dimen­sione ter­ri­to­riale, avendo con­sa­pe­vo­lezza che essa, per sua natura, non può che essere, con­tem­po­ra­nea­mente, plu­rale e di tutti i sog­getti che inten­dono costruirla. E che, prima o poi, dovrà incro­ciare anche il tema di una nuova rap­pre­sen­tanza poli­tica: ma ci sarà tempo, den­tro la situa­zione di oggi che è com­plessa e non pro­cede in modo lineare, per svi­lup­pare la discus­sione e i ragio­na­menti del caso.

*Forum Ita­liano Movi­menti per l’Acqua

Acqua e beni comuni, il secondo scalpo di Renzi

Il manifesto, 29 ottobre 2014

Attra­verso la fami­ge­rata cop­pia nor­ma­tiva, for­mata dal decreto «sblocca Ita­lia» e dalla legge di sta­bi­lità, il governo Renzi sta ten­tando di por­tare un secondo scalpo al tavolo dei rigo­ri­sti euro­pei e al ban­chetto dei grandi inte­ressi finan­ziari: i ser­vizi pub­blici locali, a par­tire dall’acqua.
Il dise­gno sot­teso è quello di un pro­cesso di aggregazione/fusione che veda i quat­tro colossi mul­tiu­ti­lity attuali – A2A, Iren, Hera e Acea– già col­lo­cati in Borsa, fare man bassa di tutte le società di gestione dei ser­vizi idrici, ambien­tali ed ener­ge­tici, dive­nendo gli unici cam­pioni nazio­nali, final­mente in grado di «com­pe­tere» sui mer­cati internazionali.
Die­tro la pro­pa­ganda della ridu­zione del car­roz­zone delle società par­te­ci­pate e dei costi della «casta» — pro­blema reale, le cui solu­zioni, se affi­date ai cit­ta­dini e ai lavo­ra­tori dei ser­vizi, andreb­bero in dire­zione osti­nata e con­tra­ria agli inte­ressi delle lobby politico/finanziarie che domi­nano il paese– si cerca di met­tere una pie­tra tom­bale sull’esito della straor­di­na­ria vit­to­ria refe­ren­da­ria del giu­gno 2011 e sul suo pro­fondo signi­fi­cato di pro­nun­cia­mento di massa con­tro le poli­ti­che libe­ri­ste e di affer­ma­zione del nuovo para­digma dei beni comuni.
Con lo «sblocca Ita­lia» — piano di cemen­ti­fi­ca­zione deva­stante del paese, alla fac­cia delle lacrime di coc­co­drillo sul suo dis­se­sto idro­geo­lo­gico — si è impo­sto il con­cetto dell’unicità della gestione del ser­vi­zio idrico den­tro ogni ambito ter­ri­to­riale otti­male (Ato) in cui è diviso il ter­ri­to­rio, but­tando a mare il pre-esistente con­cetto di uni­ta­rietà della gestione, che per­met­teva di man­te­nere, inte­gran­dola, la plu­ra­lità delle gestioni esi­stenti in ogni territorio.
Se a que­sto si aggiunge il fatto che ogni regione sta ridi­se­gnando gli ambiti, ten­dendo sem­pre più spesso a farli coin­ci­dere con l’intero ter­ri­to­rio regio­nale, il risul­tato appare chiaro: al ter­mine di que­sto pro­cesso, vi sarà un unico sog­getto gestore per regione, e sarà gio­co­forza il pesce più grosso che annet­terà tutti i pesci più pic­coli. Rom­pendo defi­ni­ti­va­mente ogni legame con la ter­ri­to­ria­lità dei ser­vizi pub­blici locali e la pos­si­bi­lità, se non di una gestione par­te­ci­pa­tiva, almeno di un con­trollo demo­cra­tico affi­dato alle isti­tu­zioni locali.
In realtà, il dise­gno di fusione pro­gres­siva ha un pre­ciso obiet­tivo: la valo­riz­za­zione finan­zia­ria di società che, basan­dosi sulla red­di­ti­vità garan­tita dall’erogare ser­vizi essen­ziali — e quindi a domanda rigida — e sull’enorme liqui­dità perio­dica garan­tita dalle tariffe, se dimen­sio­nate su un numero signi­fi­ca­tivo di utenti-cittadini, pos­sono pro­durre, una volta col­lo­cate den­tro la rete delle grandi multiutility, un impor­tante valore aggiunto sui mer­cati finanziari.
Ciò che pre­vede lo «sblocca Ita­lia» è tut­ta­via solo la pre­messa di quanto dispo­sto dalla legge di sta­bi­lità, che si pre­figge il colpo finale per ogni idea di riap­pro­pria­zione sociale dei beni comuni e di gestione par­te­ci­pa­tiva e priva di pro­fitti da parte delle comu­nità locali.
Infatti, appro­fit­tando del pro­gres­sivo stran­go­la­mento degli enti locali, scien­ti­fi­ca­mente por­tato avanti negli anni attra­verso i tagli dei tra­sfe­ri­menti e l’applicazione di un patto di sta­bi­lità interno che ha reso pra­ti­ca­mente impos­si­bile il man­te­ni­mento di ogni fun­zione pub­blica e sociale (gli osan­nati «angeli del fango» della recente allu­vione a Genova, altro non sono che ragazzi sana­mente arrab­biati, i quali, avendo chiaro il totale stato di abban­dono in cui sono lasciati dalle isti­tu­zioni, deci­dono di fare da sé), il governo Renzi regala ai Sin­daci il defi­ni­tivo ricatto, togliendo dai para­me­tri del patto di sta­bi­lità, quindi per­met­tendo loro di spen­dere, una parte delle cifre rica­vate dalla ces­sione di quote pub­bli­che delle società par­te­ci­pate di ser­vizi pub­blici locali e ren­dendo nel con­tempo, ancor più onerosa, la scelta di una gestione pub­blica degli stessi.
Si chiede ai sin­daci, dun­que, di met­tere in ven­dita i beni comuni pri­mari delle pro­prie comu­nità di rife­ri­mento, per con­sen­tire loro di man­te­nere uno strac­cio di fun­zio­na­mento ordi­na­rio dell’ente locale. L’obiettivo delle élite politico-tecnocratiche dell’Ue è lo stesso di quando, dopo nep­pure un mese dalla pro­cla­ma­zione della vit­to­ria refe­ren­da­ria, scris­sero all’allora governo Ber­lu­sconi la famosa let­tera di dik­tat, in cui il punto n. 26 chie­deva «cosa intende fare il suo governo per la pri­va­tiz­za­zione dei ser­vizi idrici nel Paese, mal­grado l’esito del recente risul­tato referendario?».
L’obiettivo di Renzi è quello di dimo­strare di essere l’unico capace di por­tare a ter­mine un com­pito che nes­sun altro governo era sinora riu­scito a fare.
Il com­pito del movi­mento per l’acqua e dei movi­menti per i beni comuni è ancora una volta quello di dimo­strare che indie­tro non si torna, ria­prendo una forte mobi­li­ta­zione ter­ri­to­riale e nazio­nale che sap­pia par­lare a quella mag­gio­ranza di per­sone, inti­mo­rita dalla crisi ma non anni­chi­lita nella spe­ranza, che votando «sì» al refe­ren­dum ha sug­ge­rito la pos­si­bi­lità di un altro modello sociale, basato sulla riap­pro­pria­zione dei beni comuni e sulla loro gestione par­te­ci­pa­tiva, demo­cra­tica, territoriale.
E di far schie­rare i sin­daci, costretti, oggi più che mai, a sce­gliere se essere l’ultimo ter­mi­nale delle poli­ti­che rigo­ri­ste che dall’Ue ai governi nazio­nali pre­ci­pi­tano sui beni comuni della popo­la­zioni locali o se final­mente essere i primi rap­pre­sen­tanti del ter­ri­to­rio e delle per­sone che lo abitano.
Renzi non è che il pre­sente fine a se stesso, feroce e cinico come chi non con­serva memo­ria e non imma­gina futuro. Alle donne e agli uomini dell’acqua, che un futuro non solo l’hanno chiaro ma lo pre­ten­dono per tutte e tutti, l’obiettivo di fermarlo.

La Camera cancella il diritto all’acqua

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Comunicato stampa


La Camera cancella il diritto all’acqua e benedice i distacchi idrici

Il 13 novembre scorso la Camera ha approvato il Collegato Ambientale alla legge di stabilità 2014, cancellando un articolo che impediva i distacchi del servizio idrico e garantiva il diritto all’acqua tramite il minimo vitale.

Infatti, la formulazione originaria di suddetto provvedimento conteneva tre articoli sulla gestione del servizio idrico integrato, uno dei quali riguardante la disciplina della morosità.
In caso di utenti morosi l’articolo 26 imponeva ai gestori l’istallazione di limitatori di flusso idonei a garantire la fornitura giornaliera essenziale di 50 litri al giorno per persona, evitando così il distacco completo.

Assume particolare rilevanza anche la modalità poco trasparente con cui questo articolo è stato cassato. Infatti, nonostante in un primo momento sia stato oggetto di discussione e modifiche con intenzioni migliorative, successivamente è stata imposta la sua cancellazione in Commissione Ambiente senza ulteriore possibilità di approfondimenti e dibattito neanche da parte dell’aula.

Questa soppressione è un vero schiaffo in faccia alle miglaia di famiglie colpite, giornalmente, dai distacchi idrici da parte di gestori che utlizzano questo strumento in modo diffuso e indiscriminato, al solo scopo di rendere più efficace il proprio recupero crediti e più consistenti gli utili aziendali.

In un momento in cui il Governo Renzi lavora alle nuove privatizzazioni, si vuole rendere il servizio idrico ancor più appetibile alle lobbies economiche e finanziarie, cercando di dimostrare che l’acqua non è un diritto, ma una merce come le altre.

La maggioranza degli italiani però non la pensa così: in 27 milioni hanno votato ai referendum del 2011 affinché l’acqua fosse svincolata dalle logiche di mercato e sarebbe necessario che il Governo tenesse conto di una volontà popolare così chiara.

Per questo il Forum Italiano dei Movimenti per l’acqua si sta mobilitando in tutto il Paese contro il rilancio delle privatizzazioni, per impedire che “passo dopo passo” il Governo Renzi faccia tornare indietro il Paese.

Inoltre annunciamo sin da subito che ci attiveremo affinchè nel passaggio al Senato tale articolo venga ripristinato.
Il futuro è in una gestione dell’acqua pubblica, partecipata, senza profitti. E senza distacchi!

Roma, 20 Novembre 2014.


Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua

Volantino sul questionario Trasporto Pubblico

In un mese, presso gli 11 banchetti del Forum Beni Comuni a Dinegro e in Via S. Vincenzo

621 cittadini hanno compilato il questionario sul Trasporto Pubblico

“la gente” vuole essere ascoltata, l’Amministrazione Comunale non prenda decisioni strategiche e irreversibili senza aver consultato la cittadinanza

1) Ci sono molte persone che vogliono esprimere le proprie idee e partecipare alle decisioni che riguardano la comunità.

È il risultato più significativo e inatteso, al di là delle interessantissime risposte, di questo esperimento. Abbiamo avuto la prova che “la gente”, se le si dà una possibilità di farlo, è desiderosa di collaborare ad una causa comune purché si tenga debitamente conto della sua opinione.

I diversi orientamenti emersi sono il passaggio per la ricostruzione di un comune sentire attraverso il dialogo.

2) Il problema del trasporto pubblico è molto sentito.

La crisi del trasporto pubblico, causata dal malgoverno dei partiti ed acuita dalla drastica diminuzione dei contributi statali, preoccupa molto i genovesi.

Le risposte al questionario manifestano:

  • l’insoddisfazione per la scarsa qualità e il costo eccessivo del servizio
  • la richiesta di una mobilità, anche a piedi, ora negata o compromessa
  • la chiara preferenza per la gestione pubblica dell’azienda
  • la larga preferenza per la gratuità del servizio per tutti, facendo pagare una modesta cifra annua ad ogni cittadino (soluzione indicata anche da una parte di chi non utilizza il servizio)
  • le richieste di un maggior controllo per far pagare tutti i viaggiatori e di prezzi differenziati dei biglietti (soluzioni comunque poco gettonate).

Per i risultati e una nostra analisi dettagliata: www.forumdeibenicomunigenova.wordpress.com

Per presentare i risultati dell’inchiesta e decidere le azioni conseguenti:

ASSEMBLEA PUBBLICA

Martedì 23 Settembre alle ore 18

presso il CAP di Via Albertazzi

FORUM DEI BENI COMUNI GENOVA (http://www.forumdeibenicomunigenova.wordpress.com – TEL 320.2738711)

comitato genovese acqua bene comune – comitato genovese gestione corretta rifiuti – attac genova – asci – amici del parco di villa rosazza – la voce di s. teodoro – associazione comitato acquasola – movimento difesa dei cittadini – giuristi democratici – legambiente liguria – confederazione cobas – biologgia – coordinamento comitati no gronda – mainstream – rete radié resch – movimento no tav terzo valico valpolcevera e valverde
con la collaborazione del WWF Genova

Relazione sulla raccolta dei dati del questionario su mobilità

Sono stati raccolti n. 621 questionari, di cui una minima parte compilati on line.

 

1. La prima domanda “Sei un utente del trasporto pubblico? Se SI, passa direttamente alla domanda successiva. Se NO (o se comunque lo usi raramente) sapresti indicare i motivi per cui non utilizzi i mezzi pubblici?”

I SI sono stati 312 e i NO 309. Ai NO che hanno tutti compilato la seconda parte della domanda, vanno aggiunti 16 SI, per un totale di 325 risposte.

Riportiamo ora i numeri delle scelte e il grafico delle percentuali corrispondenti:

– costo eccessivo 172

– lentezza eccessiva 102

– scarsa affidabilità 87

– scarsa pulizia 132

– troppo pieni 203

– lontano da casa o dalla mia destinazione 22

– orari non adeguati 102

– altro: di cosa avresti bisogno per esserne maggiore utilizzatore?” 75

1

Per quanto riguarda la risposta “altro”, le richieste più rilevanti sono state:

  • maggiore frequenza dei bus (orari serali e notturni, giorni festivi, zone collinari);
  • più professionalità o correttezza del personale verso gli utenti;
  • integrazione bus, treno e metropolitana;
  • abbonamenti agevolati per le fasce deboli (disoccupati, studenti, ecc.);

Nota: alcuni utenti richiedono il ripristino della fermata in via Buozzi.

 

 

2. La seconda domanda “Se tu potessi eliminare uno dei fattori del traffico, quale sceglieresti?”

Ha avuto le seguenti risultanze che si riportano con il numero delle scelte e il grafico delle percentuali:

– auto e moto (inquinano, fanno rumore, riempiono ogni spazio, costano) 447

– bus, treno, metropolitana, ascensori ecc. (sono ingombranti, costano troppo alla collettività) 35

– biciclette (rallentano il traffico, ostacolano i pedoni) 85

2

 

 

3. La terza domandaSei d’accordo con quest’ordine di priorità: 1) pedoni; 2) mezzi di trasporto collettivi, cioè trasporto pubblico (bus, treno, metro, ascensori ecc.); 3) taxi; 4) bicicletta; 5) auto; 6) moto?”

Ha avuto le seguenti risultanze che si riportano con il numero delle scelte e il grafico delle percentuali:

NO 90

SI 411 + 107 = 518

Nota: le 107 risposte suggeriscono un ordine lievemente diverso, lasciando tuttavia la priorità al trasporto pubblico, per cui si può dire che sono sostanzialmente d’accordo sul TP 518 persone.

3

 

4. La quarta domanda “Per incentivare l’uso del trasporto pubblico, quali misure pensi che siano più efficaci?”

Ha avuto le seguenti risultanze che si riportano con il numero delle scelte e il grafico delle percentuali:

– corsie preferenziali per permettere ai mezzi pubblici di muoversi velocemente 318

– fermate bus che permettano l’accesso ai bus a livello del piede 142

– rendere più efficiente l’integrazione bus+treno in termini di tariffe, orari e fermate di interscambio” 367

– altro 128

4

 

Chi risponde “altro” dà vari suggerimenti. I più frequenti riguardano:

-l’aumento delle corse (42)

-la riduzione delle tariffe (25)

-maggiore efficienza nel servizio (14)

-maggiore controllo sui mezzi, anche con l’introduzione del bigliettaio (12)

-l’interdizione del traffico ai privati (9)

-razionalizzazione degli interscambi (anche con uso di posteggi) (4)

-lo sviluppo della metropolitana (3)

 

 

  1. La quinta domanda “Per finanziare il trasporto pubblico, cosa ritieni preferibile?”

Ha avuto le seguenti risultanze che si riportano con il numero delle scelte e il grafico delle percentuali:

– aumentare il prezzo del biglietto e degli abbonamenti 24

– eliminarli facendo pagare una modesta cifra annuale fissa a ogni cittadino 349

– altro 242

5

 

 

Fra chi sceglie “altro” queste le risposte più frequenti:

-ridurre il costo del biglietto differenziandolo in riferimento alla durata delle corse e/o alle condizioni dell’utenza (52)

-razionalizzare il servizio e gestire meglio le risorse (42)

-far pagare tutti (35)

-effettuare più controlli (31)

-reintrodurre il bigliettaio (19)

-ridurre il numero dei dirigenti (7)

-aumentare il biglietto in modo differenziato per recuperare fondi (5)

-privatizzare (5)

-introdurre un ticket per gli automobilisti (3)

 

 

6. La sesta domanda “Ritieni che il Comune di Genova favorisca il trasporto pubblico mettendo in campo politiche che ne migliorino l’efficienza e ne incoraggino l’utilizzo?”

Ha avuto le seguenti risultanze che si riportano con il numero delle scelte e il grafico delle percentuali:

SI : 67

NO: 498

Immagine

 

Chi spiega le ragioni del SI afferma che il Comune:

-ha migliorato il servizio (6)

-ha promosso e pubblicizzato il TP (6)

Chi spiega le ragioni del NO afferma che il Comune:

-ha peggiorato il servizio (96)

-manifesta disinteresse per il TP (73)

-ha aumentato le tariffe (39)

-è inefficiente e/o incompetente (36)

-intende privatizzare il TP (25)

-non investe o non riceve investimenti sul TP (17)

-non è favorevole ai cittadini (13)

 

 

7. La settima domanda “Secondo te la privatizzazione di AMT potrebbe migliorare il servizio e di conseguenza la mobilità nella nostra città?”

Ha avuto le seguenti risultanze che si riportano con il numero delle scelte e il grafico delle percentuali:

SI : 142

NO : 402

7

 

Chi spiega la scelta del SI afferma che la privatizzazione porterebbe a:

-maggiore efficienza (48)

-maggiore serietà del personale (8)

-concorrenza (7)

-diminuzione scioperi (4)

-minor sperpero (3)

Chi spiega la scelta del NO afferma che la privatizzazione porterebbe a:

-peggioramento del servizio (116)

-aumento dei costi e del prezzo del biglietto (107)

-taglio del personale AMT (34)

-sfruttamento e svantaggi per i lavoratori (19)

-distruzione del servizio pubblico (6)

Inoltre afferma di essere contro la privatizzazione perché:

-il servizio deve rimanere pubblico in quanto “bene comune” (41)

-il privato segue la logica del profitto e non del servizio (38)

A cosa serve il trasporto pubblico?

 

  1. Il trasporto pubblico serve per muoversi meglio. Senza trasporto pubblico il traffico sarebbe talmente congestionato da rendere impossibile muoversi; serve quindi anche a chi non lo usa.

  2. Il trasporto pubblico permette di affrancarsi dalla dipendenza del possesso e dell’uso di centinaia di migliaia di veicoli che rubano aree alla socialità, al verde ed al godimento degli spazi urbani. In questo modo migliora anche l’ambiente per le minori emissioni inquinanti prodotte e per il minore uso del suolo.

  3. Il trasporto pubblico libera le risorse dei cittadini e aiuta il commercio, il turismo e la vitalità urbana, come dimostrano diverse realtà europee. Inoltre, consente di abbattere le malattie ed i costi legati al traffico ed agli incidente stradali.

  4. Infine il trasporto pubblico – oltre a garantire il diritto alla mobilità a tutti – serve a garantire la tutela e lo sviluppo della mobilità “dolce”, quale quella ciclabile e quella pedonale.

Come deve essere il trasporto pubblico?

  • Il trasporto pubblico deve essere: veloce, frequente, regolare, accessibile e avere un costo sostenibile per l’utente.

  • Per essere veloce e regolare non deve essere ostaggio del traffico privato, e questo si ottiene con la realizzazione di assi di qualità, che non sono una semplice striscia gialla, ma la realizzazione di corridoi continui in cui il mezzo pubblico, oltre ad avere sede propria, abbia anche precedenza agli incroci, semplicità di accosto alle fermate e un accesso agevole per gli utenti, anche con disabilità temporanea o permanente.

  • L’accesso deve essere garantito durante tutta la giornata, anche negli orari “marginali” e nelle zone “periferiche”: deve essere qualcosa cioè, su cui fare affidamento sempre o quasi.

  • La frequenza può essere garantita da un adeguato finanziamento pubblico e da infrastrutture idonee, come ad esempio l’utilizzo di mezzi a grande capacità, quali il treno ed il tram.

Chi paga il trasporto pubblico e come si esce dalla crisi di risorse?

La legge prevede che il trasporto pubblico su gomma sia finanziato per il 65% dalla fiscalità e per il 35% dai biglietti ed abbonamenti. È la parte che deve arrivare dallo Stato che diminuisce ogni anno, costringendo gli enti locali a sforzi aggiuntivi per coprire i “buchi”.

La Regione Liguria non ha fatto niente per invertire questa tendenza, anzi l’ha assecondata tagliando il servizio ferroviario regionale e non integrando il fondo, se non con minime aggiunte di contributi propri.

È invece pronta e generosa se si tratta di finanziare – per decine di milioni di euro – infrastrutture a servizio del traffico privato: le risorse quindi ci sono ma serve un cambio del loro impiego.

Il Comune di Genova completa l’opera negativa delGoverno e della Regione.

Sarebbero a suo carico gli interventi per rendere più efficiente il trasporto pubblico – come gli assi di qualità – e quelli per disincentivare il traffico privato: essi permetterebbero diversi milioni di euro l’anno di risparmio. Ma il Comune non ha fatto niente in questa direzione.

Al contrario, ha messo in campo interventi controproducenti (come l’aumento delle tariffe ed il taglio del servizio) che hanno incrementato la disaffezione dell’utenza, ed ha continuato a costruire strade ed autorizzare la realizzazione di parcheggi.

PRINCIPALI DATI E VARIAZIONI RIGUARDANTI AMT
Fonte: AMT, Bilanci di Esercizio 2009-2012

Immagine

Nel 2010 aumentano i dipendenti, i costi di produzione e le perdite d’esercizio:è l’effetto del riassorbimento in AMT di una parte dei lavoratori di AMI.Ciò nonostante, i costi del personale restano al di sotto dell’anno precedente, e continuano a scendere negli anni seguenti.

È abbastanza evidente l’intenzione di mandare in malora l’azienda AMT per poterla poi consegnare a mani “amiche”. La chiamano “privatizzazione”.

Noi siamo perché anche il trasporto pubblico sia considerato come un bene comune e ci battiamo perché si eviti il suo declino ed anzi diventi sempre più una delle risorse fondamentali della città.

Per questo ti invitiamo a compilare il questionario che trovi nella facciata dietro. Nelle prossime settimane saranno organizzati ulteriori banchetti didiffusione e raccolta e quindi ti invitiamo, se non puoi riconsegnarlo subitoa trattenerlo per un’altra occasione.

Se vuoi essere informato/a degli esiti o se vuoi contribuire direttamenteall’iniziativa o semplicemente se ritieni di volerlo fare, ti chiediamo dilasciare un tuo recapito (telefono, posta elettronica, altro):

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Genova, Giugno 2014

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FORUM DEI BENI COMUNIGENOVA

(www.forumdeibenicomunigenova.wordpress.com – TEL 320.2738711)

COMITATO GENOVESE ACQUA BENE COMUNE – COMITATO GENOVESE GESTIONE CORRETTA RIFIUTI – ATTAC GENOVA – ASCI – AMICI DEL PARCO DI VILLA ROSAZZA – LA VOCE DI S. TEODORO – ASSOCIAZIONE COMITATO ACQUASOLA – MOVIMENTO DIFESA DEI CITTADINI GENOVA- GIURISTI DEMOCRATICI – LEGA-MBIENTELIGURIA – CONFEDERAZIONE COBAS – COORDINAMENTO COMITATI NO GRONDA – MAINSTREAM – RETE RADIÉ RESCH- NO TAV TERZO VALICO – BIOLOGGIA – MOVIMENTO DECRESCITA FELICE GENOVA

CON LA COLLABORAZIONE DEL WWF GENOVA

 

 

 

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